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Archive for the ‘turismo’ Category

Scolacium, Skylletion e la Magna Grecia

Fonti antiche testimoniano la presenza di un insediamento greco nella zona della Roccelletta chiamato Skylletion , a dominio del golfo Skylletikos e dell’Istmo che, dalla valle del Corace sullo Jonio, conduce al golfo Lametikòs sul Tirreno, distante”mezza giornata di cammino”, come riferisce Aristotele
La città, posta al confine dell’Enotria, la terra del re Italo chiamata Italìa , dovrebbe essere una fondazione ateniese legata a Menesteo, all’epoca del suo nostos (ritorno) alla fine della guerra di Troia.
Una tradizione mitica, ripresa anche da Cassiodoro nel VI secolo d.C., la vuole fondata da Ulisse.
Verosimilmente la fondazione della città è da mettere in relazione con la potente polis achea di Kroton, che spingeva il suo controllo fino all’estremo sud del golfo sulla polis di Kaulon (Monasterace Marina).
Skylletion , che non ebbe ruolo di egemonia né indipendenza formale, ebbe sicuramente un valore strategico notevole, in connessione con un altro sito della sua chora (territorio) dove sono state trovate tracce della presenza greca: Santa Maria del Mare di Stalettì, in posizione arroccata a dominio del mare sottostante e dell’entroterra (dove sono note tracce di un santuario).
La posizione della città la rese ambita preda anche dei Siracusani, che in varie occasioni la strapparono al dominio di Kroton per assegnarla all’amica Locri Epizefirii e, infine, della popolazione italica dei Brettii, che la sottomisero dalla seconda metà del IV a tutto il III sec. a.C..
Al momento non sono visibili resti monumentali della polis , su cui si sovrappose la colonia romana di Scolacium.
Minervia Scolacium è il nome della colonia romana che fu fondata nel 123-122 a.C. nel sito dove precedentemente si trovava la città greca di Skylletion
La Scolacium romana ebbe vita prospera nei secoli seguenti e conobbe una fase di notevole sviluppo economico, urbanistico e architettonico in età Giulio-Claudia. Vi fu fondata una nuova colonia sotto Nerva, nel 96-98 d.C., col nome appunto di Colonia Minerva Nervia Augusta Scolacium.
In età bizantina diede i natali a Cassiodoro (487-583 d.C.), uno dei più grandi autori della tarda romanità a cui si deve una quantità di opere di carattere teologico ed enciclopedico. Il declino cominciò con la guerra greco-gotica del VI secolo d.C. e si concluse con l’abbandono della città nell’VIII secolo d.C. da parte degli abitanti, che, ripetendo una pratica comune in quell’epoca sul suolo italico, trasferirono il loro insediamento sulle alture circostanti, fondando altri insediamenti tra i quali Catanzaro Lido. I nuovi insediamento furono comunque conquistati dai Saraceni nel 902 d.C., che vi insediarono una roccaforte che fu poi conquistata dai Normanni.
Il Parco Archeologico di Scolacium si trova in località Roccelletta di Borgia, località completamente conurbata con i quartieri marinari del comune di Catanzaro. Dell’abitato preromano rimane poco; i resti visibili nel sito dimostrano l’impianto della colonia romana con i monumenti più importanti.
Tra essi vanno segnalati gli avanzi delle strade lastricate, degli acquedotti, dei mausolei, di altri impianti sepolcrali, della basilica e di un impianto termale. Il teatro poggia sul pendio naturale della collina e poteva ospitare circa 5000 spettatori. Fu costruito nel corso del I secolo d.C. e fu dotato di una nuova scena in occasione della fondazione della colonia da parte di Nerva, in concomitanza con il notevole sviluppo monumentale della città e con l’ampliamento dell’intero abitato; fu peraltro oggetto di numerosi rifacimenti successivi, fino al IV secolo d.C. Dal teatro, da rilevare, proviene la maggior parte del materiale recuperato durante gli scavi, tra cui spiccano i pregevoli frammenti architettonici e gruppi scultorei. Poco distante dal teatro si trovano i resti dell’anfiteatro, la cui costruzione risale all’epoca dell’imperatore Nerva.

Il Parco Archeologico di Roccelletta è stato riconosciuto “Meraviglia Italiana”

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Un percorso che si snoda attraverso tre località del Golfo di Squillace riconosciute “Meraviglia Italiana”. “Meraviglia Italiana” è un’’iniziativa di carattere turistico-culturale, nata in occasione del 150°  anniversario dell’Unità d’Italia che premia  1000 meraviglie italiane.l focus principale del progetto, che gode del patrocinio della Camera dei Deputati, del Ministero per la Gioventù, il Ministero per i Beni e le attività culturali , il Ministero del Turismo e di numerose Regioni italiane, è realizzare un itinerario con un alto impatto storico culturale, attraverso la selezione  tra siti paesaggistici, manifestazioni di carattere culturale, a cui viene conferito il bollino “Meraviglia Italiana”.

Il Parco Archeologico

Il Parco archeologico si trova in località Roccelletta nel comune di Borgia.

Gli scavi hanno fino ad oggi evidenziato strutture di epoca romana come il teatro ed il foro, ed una basilica di origine normanna.

Dell’antica Skylletion greca, non sono ancora emerse strutture murarie, causa la sovrapposizione della città romana, ma molteplici sono i rinvenimenti ceramici del VI, V e IV secolo a.C.

Meglio documentate invece le testimonianze archeologiche di epoca romana: un itinerario con pannelli esplicativi guida il visitatore in un percorso che dall’ingresso porta prima agli imponenti ruderi della basilica normanna di Santa Maria della Roccella (XI secolo d.C.).

Il foro è costituito da un’area rettangolare pavimentata da mattoni quadrati circondata da portici; sono già stati scavati un caesareum, la Curia ed un’aula termale, sono altresì visibili un tempietto, una fontana monumentale ed un tribunale.

Da questa zona proviene anche una splendida serie di statue e ritratti del periodo imperiale (I a.c. – III d.c.) conservati nell’annesso antiquarium.

Oltre al foro, appoggiato ad una collina, sorge il teatro romano (I e II d.C.) che doveva ospitare circa 3000 persone. Sopra la collina del teatro sono stati individuati anche un anfiteatro, unico in Calabria, datato II secolo d.C., tre impianti termali, una necropoli romana e l’acquedotto anch’esso di costruzione romana

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Badolato

Posto a poche centinaia di metri sul livello del mare Badolato si erge su di una collina che domina l’ampia vallata del torrente Gallipari, i cui aspri tratti e la bellezza si ammirano in tutto il loro splendore dagli innumerevoli belvedere che costellano la strada per l’altopiano delle Serre e per Brognaturo. Quest’ultima collega l’antico borgo con la statale 106 permettendo cosi al visitatore di passare in pochi minuti dalla calda amenità della costa al fascino di una montagna ancora incontaminata. La nascita di Badolato risale intorno alla prima metà del X secolo, per volere di Roberto il Guiscardo duca di Calabria, che, nel 1080 decise di edificare “un pacifico borgo” là dove già risiedevano poche capanne di poveri pastori.

Il borgo sin dalle origini ebbe scopi eminentemente difensivi come confermato dalla cinta muraria e dal castello signorile risalenti circa al XII secolo; quest’ultimo, in particolare dotato di torre, fungeva da punto d’avvistamento contro le invasioni dei Saraceni o dei turchi, che afflissero la Calabria per tutto l‘Alto Medioevo. Purtroppo poco o nulla rimane oggi a testimonianza della fortificazione, se non la struttura stessa del paese, le cui innumerevoli stradine si snodano in gironi concentrici, convergenti verso il culmine dell’altura. Da qui il piccolo borgo si dipanava in abitazioni contadine e botteghe che ne costituivano la vita stessa.

Nel tempo, vi si avvicendarono varie casate a partire dal 1506, dai Ruffo ai Toraldo, dai Raveschieri ai Pignatelli, i Pinelli ed i Gallelli.

Tra queste casate sono ancora oggi ricordati quelle dei Toraldo, il cui capostipite si distinse nella battaglia di Lepanto (1571), che fu vinta contro una delle più grandi flotte Turche, e quella dei Gallelli, la cui fama è peraltro testimoniata dall’imponente Villa Pietra Nera, situata lungo la via di collegamento che dalla marina porta all’antico centro. Badolato divenne nel tempo un importante punto di riferimento per le zone circostanti, come fulcro della religiosità essendo frequentato da monaci Basiliani, Francescani e Domenicani, che costituirono numerose confraternite, ancora oggi operanti ed occupate nella gestione e custodia delle magnifiche chiese e dei conventi edificati nei secoli passati.

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La Cascata del Marmarico

La cascata del Marmarico con i suoi 114 metri è la cascata più alta della Calabria e dell’Appennino meridionale. Si trova nell’alto corso della fiumara Stilaro, nell comune di Bivongi (RC). La cascata , incastonata fra il Parco nazionale della Sila e quello dell’Aspromonte, ricade nel Parco naturale regionale delle Serre calabresi. Nasce dalla fiumara Stilaro, originata, a sua volta, dall’unione del fiume Folea e del torrente Ruggiero.

Per raggiungerla bisogna percorrere con un fuoristrada il sentiero sterrato che si inerpica lungo i fianchi della montagna. Un ponticello consente di attraversare un dirupo che porta in mezzo ai boschi. Il sentiero, da fare a piedi in circa venti minuti, costeggia il corso della fiumara. L’acqua scorre saltando su pietre e rocce, preludio di quello che si riuscirà a vedere alla fine del sentiero. La cascata appare all’improvviso, in tutta la sua bellezza e maestosità: un salto di oltre 100 metri, per poi finire in un laghetto e continuare nel suo percorso giù, verso valle.

“Marmarico”, è una parola di origine dialettale e significa “lento” o “pesante”, probabilmente dall’impressione che l’acqua, seppure in perenne caduta, sembri apparentemente formare dei filamenti immobili.        VIDEO >>

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La Cascata del Marmarico  ha ottenuto il 6 Settembre 2011 il riconoscimento di Meraviglia Italiana. La manifestazione di ufficializzazione del riconoscimento si è svolta il 17 Settembre presso il Palazzo di Città di Palmi, presenti numerose autorità ed esponenti politici ed è culminata con la consegna dell’attestato che assegna il “bollino” alla Cascata del Marmarico nelle mani del Sindaco di Bivongi. L’Associazione Riviera di Nausicaa, nell’ambito della sua attività di promozione del territorio, aveva segnalato diverse località di interesse naturalistico e culturale, fra cui la Cascata del Marmarico  e, con questo riconoscimento, ha visto premiato il costante impegno nella ricerca di canali che possano favorire la conoscenza e lo sviluppo turistico del territorio del Golfo di Squillace.  Nel corso della stessa manifestazione , analogo riconoscimento è stato assegnato al Parco Archeologico di Roccelletta di Borgia, mentre nel mese di luglio aveva ricevuto “il bollino” il Borgo Antico di Badolato.  La conferma di quanto il nostro territorio possa offrire e di come sia ancora tutto da valorizzare. E “Riviera di Nausicaa” confida in ulteriori riconoscimenti…

Meraviglia Italiana” è un’’iniziativa di carattere turistico-culturale, nata in occasione del 150°  anniversario dell’Unità d’Italia che premia  1000 meraviglie italiane e nasce per opera del Forum Nazionale dei Giovani – riconosciuto con la Legge 30 dicembre 2004, n. 311 dal Parlamento Italiano quale unica piattaforma nazionale di organizzazioni giovanili italiane. Le “meraviglie” sono riconosciute con l’assegnazione del bollino “Meraviglia Italiana”, per una promozione turistica delle bellezze italiane sul nostro territorio.

ll focus principale del progetto, che gode del patrocinio della Camera dei Deputati, del Ministero per la Gioventù, il Ministero per i Beni e le attività culturali , il Ministero del Turismo e di numerose Regioni italiane, è realizzare un itinerario con un alto impatto storico culturale, attraverso la selezione  tra siti paesaggistici, manifestazioni di carattere culturale, a cui viene conferito il bollino “Meraviglia Italiana”.

Dal TG di Soverato 1 TV del 30/09/2011

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Un gigante del Terziario

Polia

Lungo i crinali del Massiccio delle Serre, in una posizione quasi equidistante fra i due mari calabresi, si trova un piccolo borgo, colonizzato dai greci tra il 750 e il 525 a.C , Polia. Nel suo territorio ha trovato il suo habitat naturale una pianta spontanea molto rara, la felce bulbifera (woodwardia radicans) . E’ una felce gigante la cui origine risale al periodo Terziario ed appartiene alla famiglia delle Blachinaceae. È  tipica rappresentante di una flora tropical-montana che 70 milioni di anni fa caratterizzava le aree montuose di molte regioni del Mediterraneo e, poiché è una delle poche testimonianze di quell’antica flora, è oggi da considerarsi un vero e proprio “fossile vivente”. Con l’affermarsi del clima mediterraneo, però, questa felce ha notevolmente ridotto il suo areale trovando rifugio nelle zone umide e ombrose dove l’acqua è disponibile per

un gigante di 70 milioni di anni

l’intero arco dell’anno. Le sue fronde possono raggiungere la lunghezza di 3 metri e gli esemplari portano 2 o 3 fronde munite spesso all’apice della rachide di un bulbillo, capace di emettere radici e produrre una nuova pianta. Segnalata per la prima volta nel 1710 dal biologo Micheli, questa “regina” della flora preglaciale dalle foglie giganti, indivise e lunghe fino a 180 cm, è tipica delle regioni calde a forte piovosità: India, Azzorre, Spagna e Portogallo e, in Italia, in pochissime zone della Campania, della Sicilia ed in Calabria (dove fu individuata per la prima volta nel 1985 dal biologo Libero Sibio) è presente sull’Aspromonte e sul Monte Poro, nel territorio compreso tra i comuni di Drapia, Spilinga e Ricadi e, soprattutto a Polia, con la presenza approssimativa di 900 esemplari. Polia detiene il primato italiano  per numero di esemplari presenti, con la più vasta colonia di woodwardia radicans.

www.sweethomepolia.it

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di Anna Maria Colonna

Camminare con il respiro della Natura che vibra nell’aria. La mia guida è il suono fresco dell’acqua, che zampilla e scorre in questo sperduto angolo di paradiso. Una bussola infallibile, la melodia dei ruscelli di montagna. Il sole abbraccia il cielo, completamente nudo. Le nuvole si sono date appuntamento altrove. Vestiranno altri luoghi per oggi.

Cerco il bosco di Stilo (RC). Trovo le cascate del Marmarico. Un incontro insolito. Casuale. Piacevolmente inaspettato. In un’isola fatta di faggi, castagni, lecci e abeti bianchi. “Rincorri il corso del fiume Stilaro”, mi dicono. Senza scarpe da trekking, solo con un paio di sandali, mi avventuro fra sentieri dispersi in questa immensa vallata, tappeto verde ai piedi del Monte Consolino. C’è da salire.

Per 8 km. Dopo due ore di cammino potrò ammirare un meraviglioso ricamo fatto di rocce, piante e acqua. Alto circa 114 metri. È il Comune di Bivongi, suggestivo e caratteristico paesino della provincia di Reggio Calabria, ad accogliere le cascate del Marmarico.

Cercare e poi perdersi. Sotto il sole cocente di agosto. Con un taccuino su cui annotare sensazioni rare. Perché vedere il cielo così da vicino, vederlo specchiarsi in un spicchio d’acqua quasi inviolata, è un’esperienza unica. Gioco di parole che nasconde giochi di emozioni. La strada è tutta in salita. Un paesaggio senza fondo fiancheggia i pochi sentieri ombreggiati. La Calabria è sorprendente. È ciò che non ti aspetti. La tranquillità cristallina del mare. L’impeto di una natura ancora selvaggia.

Le cascate del Marmarico si gettano a capofitto fra le braccia del laghetto sottostante, superando un dislivello di 90 metri. Tre salti nel vuoto. Decisi. Determinati. Il loro nome significa “lento, pesante”, perché l’acqua dà l’impressione di rimanere immobile pur scorrendo continuamente e a grande velocità.

Le cascate, incastonate fra il Parco nazionale della Sila e quello dell’Aspromonte, ricadono nel Parco naturale regionale delle Serre calabresi. Nascono dalla fiumara Stilaro, originata, a sua volta, dall’unione del fiume Folea e del torrente Ruggiero.

Lo Stilaro, all’imbocco del sentiero che porta alle cascate, appare quasi asciutto. Tondi massi di granito ne tappezzano il letto. In salita, si avvertono il canto dell’acqua e il silenzio dell’uomo. Il mondo è lontano. Quasi inesistente. Sulle stradine di montagna, segni di frane e crolli dovuti alle forti piogge. Bivongi è stata sommersa da diversi alluvioni. Nel 1951. Nel 1972. Nel 2009, quando l’esondazione dello Stilaro ostruì la strada provinciale che conduce a Monasterace.

Mi fermo presso una sorgente per bagnarmi i piedi. Due libellule danzano intorno alla mia macchina fotografica. In lontananza, un serpente attraversa il sentiero. Il fragore dell’acqua si fa insistentemente forte. Richiamo della Natura. Le cascate più alte dell’Appennino meridionale sono davanti ai miei occhi. In tutta la loro maestosa imponenza. Trattengo il respiro. Attraverso il ponticello. Mancano ancora 8 Km per ritornare a valle.

pubblicato su www.ilreporter.it

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