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Davoli dal drone

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Borghi d’Italia, trasmissione ideata e condotta da Mario Placidini, in onda 29/30 Dicembre 2012 su TV 2000, canale 28 digitale terrestre e 142 Sky

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Borghi d’Italia, condotta da Mario Placidini, trasmissione del 8/9 Dicembre 2012 su Tv 2000, canale 28 digitale terrestre e 142 di Sky

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Davoli su TV 2000

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Trasmissione andata in onda il 14 Luglio 2012 su TV2000, canale 28 digitale terrestre – canale digitale  142 bouquet Sky .

La troupe  di ITINERA, condotta da Daniele Morini, è stata ospite dell’APS Riviera di Nausicaa  il 3 Luglio 2012 a Stilo, Bivongi e Pazzano, dove sono state effettuate le riprese lungo il percorso bizantino,   dalla Cattolica al Monastero di S. Giovanni Theristis fino all’Eremo di Monte Stella.

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Caraffa di Catanzaro è un paese arbëreshë (italo-albanese), fondato, durante una consistente ondata migratoria avvenuta intorno al 1448, da milizie Shqipetare, albanesi venuti al seguito di Demetrio Reres e dei due figli Basilio e Giorgio dall’altra sponda dello Ionio in aiuto al Re di Napoli Alfonso D’Aragona. Demetrio, per i servigi prestati al re, fu nominato governatore della provincia di Reggio, ed il suo seguito, rimasto in Calabria, ha dato origine ai paesi attorno a Catanzaro (Andali, Arietta, Caraffa, Carfizzi, Gizzeria, Marcedusa, Pallagorio, S. Nicola Dell’Alto, Vena di Maida, Zangarona). Caraffa rappresenta uno tra i primi insediamenti albanesi d’Italia (che in successive migrazioni fondarono numerosi altri paesi in Calabria ed in tutta l’Italia meridionale); il nome ripete quello gentilizio della Famiglia Carafa, Duchi di Nocera, cui gli ospiti albanesi, in segno di gratitudine per la concessione dei terreni, ne consacrarono il villaggio per tempo immemore. Ancora oggi a Caraffa si parla un antico dialetto albanese, conservato solo per trasmissione orale, che mantiene molti punti di contatto soprattutto con le parlate tosche dell’Albania meridionale oggi lingua ufficiale della terra delle aquile. Il dialetto del nord è, invece, il ghego, da cui, forse per estensione è nato il termine gjegj con cui sono denominati gli Italo-Albanesi i quali chiamano se stessi ARBËRESHË. Gli iniziali insediamenti erano rappresentati oltre che da Caraffa, anche da Usito, dislocato più a valle, e da Arenoso, posto sull’omonimo colle alle porte dell’attuale centro abitato. Ben presto tutti gli abitanti si stabilirono sul costone pianeggiante circondato su tre lati da un profondo burrone che è tuttora il nucleo storico del paese e che per dei guerrieri, osteggiati dai paesi circostanti, rappresentava una buona posizione difensiva. Nel 1783 il disastroso terremoto che scuote l’intera regione distrugge gran parte del Centro albanofono causando un elevato numero di morti. Nel 1807, sotto il dominio francese, Caraffa ottiene autonomia gestionale divenendo Università (attuale Comune) del Comprensorio di Tiriolo. Nel 1834 raggiunge il Paese, nel corso di un viaggio che ha interessato tutta la Calabria e la Sicilia, Arthur John Strutt, letterato e pittore inglese, il quale descrive e dipinge in splendidi acquerelli l’abito tradizionale di Caraffa. Il Centro culturale del Paese L’ISTITUTO ARBERESHE “G. GANGALE”, fondato nel 1996, rientra già negli itinerari museali della Provincia di Catanzaro. All’interno si possono visitare cinque esposizioni divise per tematiche.

fonte: http://www.comune.caraffa.cz.it

L’ordito dai fili d’oro. Arbereshe: la memoria divisa

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